di Stefano Stefanel
Se non ci fosse l’articolo 117 della Costituzione, quello che ad un certo punto dice che va fatta “salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche” la scuola italiana tornerebbe ai programmi ministeriali, centralizzati, diretti dal ministero e solo programmati dalle scuole. Come nel caso delle Linee guida sull’Educazione Civica anche la bozza delle nuove Indicazioni Nazionali non parla alla scuola ma all’opinione pubblica, nel tentativo di farle scambiare il sovranismo reazionario per una posizione conservatrice.
In realtà la scuola è da sempre conservatrice, tant’è che tutte le riforme si sono infrante sull’impianto gentiliano del sistema scolastico italiano e hanno prodotto risultati parziali, rispetto agli obiettivi riformatrici programmati (autonomia scolastica di Berlinguer, riordino dei cicli di De Mauro, Riforma Moratti, Riforma Gelmini, Buona Scuola di Renzi e via enumerando).
Queste nuove Indicazioni Nazionali non serviranno a molto come a molto (io dico: purtroppo) non sono servite quelle del 2012, perché la scuola italiana è avvolta nella conservazione dell’identico, scandito da libri di testo e classi di concorso che la fanno da padrone. Continua a leggere