Indicazioni Nazionali. Perchè si studia la storia

Riportiamo qui il capitolo “Perchè si studia la storia” del testo della Nuove Indicazioni Nazionali in quanto ci appare molto indicativo di scelte culturali e pedagogiche sottese all’intero documento.


Abbiamo chiesto a Notebook una analisi del testo. Ed ecco il risultato
.

L’approccio descritto nei materiali didattici sembra oscillare tra l’intenzione di universalità e una focalizzazione sulla civiltà occidentale, il che solleva interrogativi sulla sua capacità di costruire una capacità critica veramente globale.

Argomenti a favore di un approccio universale e critico: Continua a leggere

Loading

Ibrid-azioni di NotebookLM sulle Indicazioni Nazionali

a cura di Marco Guastavigna

La nostra redazione ha evitato di fibrillare grazie al precedente reclutamento di assistenti digitali, che abbiamo immediatamente invitato a individuare i passaggi più affini alla loro identità professionale. Ecco i risultati, in tempo reale.

Tabella che riassume le ibridazioni tecnologiche per la scuola dell’infanzia, basata sulle nuove Indicazioni Nazionali


Tabella che riassume le ibridazioni tecnologiche per la scuola primaria, basata sulle nuove Indicazioni Nazionali:


Tabella che riassume le indicazioni sulle ibridazioni tecnologiche per la scuola secondaria di primo grado, basata sulle nuove Indicazioni Nazionali

Siamo però andati ben oltre, come testimonia questo documento

Loading

Indicazioni nazionali primo ciclo: pubblicata la bozza

E’ stata pubblicata da poco la bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo di istruzione.
Nei prossimi giorni interverremo con articoli e commenti.

 

Loading

L’occasione demografica

di Stefano Stefanel

Il Rettore dell’Università Bocconi di Milano Francesco Billari e l’Ordinaria dell’Università del Molise Cecilia Tomassini hanno pubblicato sul Corriere della sera del 6 marzo 2025 un interessante articolo dal titolo “Scuola, l’occasione demografica”. Nella prima parte dell’articolo vengono evidenziati alcuni problemi strutturali della scuola e dell’università italiana:

  • il 38% degli uomini e il 33% tra le donne non ha ottenuto il diploma di scuola superiore”;
  • “nelle generazioni più giovani questa quota è ormai poco sopra 10%, ma rimaniamo tra i peggiori in Europa”;
  • “l’aumento della proporzione di diplomati al passare del tempo non ha risolto i problemi: quasi un maturando su due non raggiunge livelli soddisfacenti nella capacità di interpretare un testo scritto o non ha basi sufficienti in matematica”;
  • “rimane poi stagnante la proporzione di immatricolati che si iscrive all’università, attorno al 60%, preparando la strada per una quota di laureati che rimane tra le più basse nei paesi sviluppati”.

Poi i due docenti universitari osservano che “meno studenti significa che, a parità di costo complessivo, l’investimento pro-capite può aumentare. Alla minore quantità si potrebbe accompagnare così una maggiore qualità”. Dopo l’analisi viene scritta anche una petitio principii: “Bisogna essere scientifici e non ideologici, partendo dai dati e dalla ricerca sui sistemi scolastici.” I dati che vengono citati sono, ovviamente, corretti, ma la chiusa dell’articolo sembra uno di quei finali molto attesi dove lo spettatore viene però deluso dalla genericità della soluzione: “dobbiamo ripensare la scuola guardando ai modelli degli altri paesi, e trovando una nostra strada. Probabilmente, con una riforma radicale, a cent’anni da quella di Giovanni Gentile, che trasformi i bassi numeri della demografia in una qualità di uscita elevata dalle scuole secondarie e in disuguaglianze ridotte. Con più tempo, più investimenti sugli insegnanti che si mettono in gioco, e una maggiore centralità degli studenti. Guardando ai dati e non alle ideologie per valutare gli esiti.”

Continua a leggere

Loading

Una svolta importante che apre una nuova prospettiva

di Dario Missaglia

Le Rsu nella scuola hanno preso il via nel 2000.
Le elezioni, previste in un primo tempo per il 1999, furono rinviate di un anno per poter dare inizio all’avvio della stagione dell’autonomia con la nuova figura del Dirigente scolastico ( titolare tra l’altro della contrattazione di istituto) appena istituita con il decreto legislativo n.59 del 1998..
Una scelta giusta e motivata perché con le Rsu non solo i lavoratori nella scuola avrebbero finalmente trovato il modo di autorappresentarsi, tutelarsi, strutturarsi come forza vitale di partecipazione e protagonismo ma avrebbero anche costituito un giusto contrappeso ai nuovi poteri del Dirigente scolastico.
A distanza di 25 anni, una riflessione approfondita su questa esperienza , sarebbe credo di grande utilità per rafforzarla e valorizzarla ulteriormente, nell’interesse di tutte le figure professionali.

Gli insegnanti in particolare, dimostrarono con le loro scelte e una partecipazione al voto molto alta, che il tempo delle vestali della classe media era concluso: Potremmo dire oggi che si affermarono le nuove vestali della scuola della Costituzione: per una scuola democratica, liberatrice, per l’affermazione del diritto all’istruzione per tutti a cominciare dai più deboli.
Continua a leggere

Loading

La valutazione dei dirigenti scolastici, ovvero gli scodinzolanti cagnolini di Valditara

di Mario Maviglia

Il ministro dell’Istruzione Valditara ha firmato la Direttiva sulla valutazione dei dirigenti scolastici (n. 28 del 21 febbraio 2025).
Sul sito del MIM il ministro non ha mancato di sottolineare, in modo alquanto enfatico, che “si tratta di un momento storico per il comparto scuola perché il sistema di valutazione ora introdotto, che partirà già da quest’anno, arriva dopo 25 anni di assenza normativa, segnalata più volte a livello istituzionale e dovuta anche ad una forte ostilità culturale. Il nuovo sistema di valutazione consentirà di verificare e accompagnare il raggiungimento dei risultati, al servizio degli studenti e delle famiglie, anche nella prospettiva di una crescita professionale dei dirigenti scolastici, che svolgono una funzione fondamentale per un sistema scolastico sempre più efficiente”.

Una prima domanda da porre al sig. ministro è la seguente: visto che è da 25 anni che si attende il varo di questo provvedimento, che fretta c’era di avviare l’operazione a metà anno scolastico e non attendere, più ragionevolmente, l’inizio del prossimo, dando modo, nel frattempo, di avviare qualche azione formativa e informativa sul nuovo sistema? Quali gravi e imprescindibili ragioni hanno determinato questa impaziente decisione, prevedendo addirittura una procedura più semplificata per il corrente anno scolastico, ormai giunto a metà del suo percorso?

Continua a leggere

Loading

Educazione civica: democrazia o libertà nell’epoca del bullismo politico

di Rodolfo Marchisio

Come riporta Tosolini in un significativo articolo sulla IA vista da UE e da USA, un potente politico trumpiano Peter Thiel afferma: non sono più sicuro che la democrazia sia compatibile con la libertà.

Aldilà dello sconcerto per quei valori della democrazia per noi nati dalla Resistenza e poi con la Costituzione e di cui gli USA si sono fatti a loro modo “gendarmi, custodi, paladini, esportatori” (anche col napalm o con i colpi di stato) nei decenni post II° Guerra mondiale, la frase rappresenta bene la distanza di valori e quindi d’atteggiamento attuali tra gli USA del bullismo mendace trumpiano e la difesa boccheggiante dei valori fondativi della UE e della nostra Costituzione.

Valori parzialmente, comunque, presenti nella Costituzione USA, che in realtà se è stata tra le prime ispirate all’illuminismo (4/7/1776, dichiarazione di indipendenza, Costituzione in vigore nel 1789, dopo quella della Corsica 1755, prima di quella polacca 1791 e quella montagnarda 1793) come conquista e formalizzazione di una parte di quei principi, deriva pur sempre da fondatori (bianchi e maschi) di origine europea, dall’Illuminismo e dalla cultura che si andava formando in Europa. Non però quella della asfittica “civiltà e cultura occidentale” che trasuda dalla ideologia di Valditara e soci.

Continua a leggere

Loading

A mezzo secolo dal “Documento Falcucci”

Nel febbraio del 1975 veniva divulgato il “Documento Falcucci” che dava avvio alle prime sperimentazioni di integrazione degli alunni handicappati (usiamo i termini di quell’epoca) nelle classi “normali”
Per l’occasione abbiamo aperto una pagina ricca di materiali e documenti.

Ultimo documento inserito
——————————————————- 
Atti del convegno sulle Istituzioni scolastiche speciali
(Sinascel – Cisl ottobre 1975)

——————————————————- 

Loading