di Stefano Stefanel La scuola si trova in una situazione di costante criticità in quanto la sua qualità di autonomia funzionale dello stato la pone come crocevia amministrativo di troppi soggetti che agiscono contemporaneamente, con richieste continue e senza alcun tentativo o necessità di coordinare i loro interventi. Così succede che, quotidianamente, si attivino scadenze o arrivino richieste da soggetti con loro proprie tempistiche per nulla in linea con quelle della scuola, per cui la Pubblica Amministrazione scolastica deve interfacciarsi con il ministero, con le autorità di gestione, con gli uffici scolastici regionali e gli uffici scolastici provinciali che non si coordinano, con gli enti locali regionali, provinciali e comunali, con i revisori dei conti, con i servizi sociali, con le ASL, con l’Inps, con l’Inail, con i dipartimenti di prevenzione, ecc. in un elenco che sembra non finire mai. Anche tutta la semplificazione è spesso più annunciata che realizzata, perché si è sempre tramutata in maggior impegno lavorativo e in un aumento di documentazione. Inoltre il passaggio al digitale e la possibilità di allegate documenti in PDF li ha fatti diventare sempre più lunghi e complessi, spesso illeggibili. Il concetto di semplificazione deve essere collegato a quello di scelta e quello di scelta a quello di riduzione. La prassi consolidata è quella per cui ogni apparente riduzione ha portato sempre a procedure che, invece di ridurre, hanno aggiunto. E’ il caso, banale, ma veramente paradigmatico, del processo di dematerializzazione, che prevederebbe una significativa semplificazione, ma non ha diminuito la quantità di carta stoccata negli archivi della pubblica amministrazione, producendo a volte duplicazioni che appesantiscono quello che è già di per sé pesante. Qui siamo davanti ad una di quelle questioni che costringono ad un certo punto la Pubblica amministrazione ad addentrarsi dentro un coacervo di norme che mal si connettono tra loro e che determinano contenziosi e conflitti, producendo soltanto un aumento delle complicazioni. La piattaforma Inps per la ricostruzione del personale a fini pensionistici è uno dei massimi esempi di sistema che si è avvitato su sé stesso, tra procedura apparentemente semplice di gestione della posizione in piattaforma e documenti cartacei, che si “ribellano” ad ogni riconduzione alle voci che scendono dalle famigerate “tendine”. Il concetto di semplificazione passa anche attraverso quello di competenza: solo del personale capace e competente è in grado di semplificare, mentre il personale che non conosce bene il suo lavoro per forza di cose è inefficiente e quindi tende all’accumulo e non alla selezione. Per dare conto della situazione attuale e di come potrebbe evolversi in senso positivo se tutto venisse semplificato, cerco di indicare alcuni elementi di inciampo burocratico abbastanza evidenti che, se eliminati, produrrebbero in forma automatica una reale semplificazione nell’attività istituzionale della pubblica amministrazione scolastica e di conseguenza una maggiore efficienza del sistema. PON e PNSD La procedura negoziale ed attuativa dei PON e del PNSD è stata pensata dentro l’idea per cui la cosa fondamentale non è la realizzazione dei progetti, ma le possibilità costanti di controllo sui tutti gli atti. Inoltre i controlli continuano per anni e anni bloccando finanziamenti, dentro un mare di burocrazia che ha determinato la resa di molte scuole, la mancata chiusura di molti PON o progetti del Piano Nazionale Scuola Digitale. Tra le richieste del Ministero e dell’Autorità di gestione e le reali capacità delle scuole si assiste ad un incredibile cesura, che determina un’oggettiva difficoltà a spendere soldi che ci sono. Se, però, si eliminassero alcuni passaggi inutili tutto diventerebbe più semplice. Ecco quali:
- eliminazione della carta nelle rendicontazioni: adesso, infatti, si devono caricare tantissimi documenti in PDF (carta fotografata), mentre tutto dovrebbe avvenire solo in piattaforma;
- eliminazione dei blocchi alla procedura qualora vi siano degli errori che possono essere sistemati o dalla stessa autorità di gestione o dalle scuole se ben indirizzate;
- eliminazione della “neutralità” degli USR, che dovrebbero invece essere la task force che elimina i problemi delle scuole che non ce la fanno;
- eliminazione del controllo da parte dei revisori dei conti, che bloccano le procedure a fronte di situazioni che l’autorità di gestione è in grado di controllare da sola;
- eliminazioni delle possibilità dio controllo oltre i tre mesi dalla fine del progetto;
- eliminazione dell’anticipazione di cassa, che costituisce un fardello troppo pesante per molte piccole scuole (quindi finanziamento di tutto il progetto nella fase d’avvio);
- eliminazione della decurtazione della somma da erogare a causa di assenze di studenti e quindi eliminazione anche della rigidità delle classi, che molto spesso è difficile tenere unite nello stesso progetto, anche perché molte scuole sono piccole e il gruppo di studenti interessati variabile.
- tutta la carta dematerializzata va eliminata e pertanto ci possono essere solo “faldoni” digitali e non cartacei (ogni duplicazione è una complicazione);
- tutto quello che non serve deve essere eliminato, in modo da costringere le scuole a limitare le procedure burocratiche espansive e a limitarsi ai documenti essenziali da conservare, non intasando archivi e protocolli di materiale inutile.