Nuove Indicazioni 2025: una consultazione per docenti ubbidienti

di Mario Maviglia

Per circa dieci anni ho insegnato Metodi e Strumenti per la Sperimentazione Educativa nel corso di laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Università Cattolica di Brescia, come docente a contratto. Nel leggere la proposta di consultazione che il MIM ha promosso sulle Nuove Indicazioni 2025, con nota del 20/03/2025 n. 11544, ho provato una grande nostalgia a non essere più docente perché il questionario proposto dal Ministero sarebbe stata un’istruttiva e interessante occasione di esercitazione per i miei studenti per capire come non si costruisce un questionario finalizzato a raccogliere delle opinioni su un determinato argomento. E questo per una serie di ragioni sia di carattere tecnico che di carattere teorico, oltre che ideale.

Sul piano tecnico la consultazione avviata dal MIM si caratterizza per la scarsa conoscenza delle regole di base che regolano la formulazione delle domande e che possono essere facilmente apprese consultando un qualsiasi manuale di ricerca. Per esempio, il testo di Kenneth D. Bailey (Metodi della ricerca sociale, Il Mulino, 2006, 5 voll.), un classico in questo campo, invita a porre attenzione all’uso delle congiunzioni “o” ed “e” in quanto spesso contengono una doppia domanda (in particolare le domande contenente “e” sono esposte a questo pericolo). Nel questionario ministeriale, delle 22 domande poste, solo la 1ᵃ, 2ᵃ, 3ᵃ, 4ᵃ, 7ᵃ non sfuggono a questo errore, tutte le altre sono mal poste, almeno sotto questo aspetto tecnico. Continua a leggere

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Indicazioni 2025: non c’è spazio per una riscrittura condivisa

di Mario Ambel

Lunga (e me ne scuso) lettera aperta agli organizzatori dell’iniziativa del 2 aprile.
Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi della iniziativa pubblica di ieri, 2 aprile. Qualcuno ha detto, giustamente, che alle lettere aperte non si risponde. Spesso non le si legge neppure. Pazienza: la scrivo lo stesso.

Ascoltati gli interventi, resto ancor più convinto della gravità della situazione e della totale mancanza di condizioni per uno spazio di concertazioni e di esiti condivisi fra le cose che ho sentito (e che da giorni vengono ribadite da più parti) e le ragioni e il dettato delle “Nuove indicazioni 2025”.

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Il luogo qualunque contro le frustrazioni. Erotismo della velleità

di Marco Guastavigna
Le indicazioni nazionali hanno accentuato il tuo reflusso gastrico? Le ibridazioni digitali ti hanno riportato alla mente la supercazzola del compianto Ugo Tognazzi, ma in chiave triste, anzi tristissima? Tranquill*.
Oltre all’eversivo asterisco, ti offriamo un’occasione di relax.
Manda in loop il nostro ultimo video, sorbisci una tisana allo zenzero e avrai tutti i benefici connessi alla rievocazione dei momenti più significativi della tua militanza professionale.

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Indicazioni Nazionali 2025: la posizione dell’Andis

La riflessione dell’ANDIS assume come criterio prioritario per la lettura delle Nuove Indicazioni 2025 la prospettiva del/della DS da intendersi in una duplice accezione: sia quella educativa di leader per l’apprendimento, sia quella unitaria di chi è chiamato a governare e presidiare la complessità dell’organizzazione e dei suoi processi (organizzativi, educativi, gestionali, …).
Il Consiglio nazionale ha pertanto individuato i seguenti criteri di analisi:

  1. La scuola come organizzazione;
  2. la figura del/della docente;
  3. i processi (per la costruzione del curricolo, del PTOF, del patto di corresponsabilità, …);
  4. le relazioni con le famiglie e con il territorio;
  5. la visione dei saperi;
  6. l’idea di valutazione;
  7. il lessico utilizzato nel documento.

La scuola come organizzazione

Dalla lettura del documento emerge una visione della scuola estremamente piatta, che non fa cenno alla complessità dell’organizzazione scolastica. Si ignora che la scuola è un sistema aperto, dinamico e, appunto, complesso, in cui si muove una pluralità di figure con competenze e responsabilità diverse. Si potrebbe obiettare che non spetta alle Indicazioni richiamare la complessità del micro-sistema. Sarebbe tuttavia indispensabile assumerla come riferimento o orizzonte di senso: conferirebbe al documento una più solida incisività e una più precisa aderenza alla realtà. Si legge: “La scuola comunità educante è un’organizzazione che apprende, che è aperta al territorio ed è capace di tessere reti allargate di rapporti umani e professionali. Il personale sa condividere le risorse, scambia pratiche di lavoro e si aggiorna con costanza; fa ricerca ed è stimolato ad assumere funzioni di leadership o di middle management per il miglioramento dell’efficienza ed efficacia dell’istituto. Vi si sperimenta l’innovazione facendo leva sul coinvolgimento attivo e partecipato dei membri più anziani che diventano con serena naturalezza tutor e facilitatori dell’apprendimento professionale degli insegnanti neo-assunti.”

Il testo completo è qui

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Altro che inclusione! Ai nostri Ministri filo-americani interessano i Martiri di Belfiore

di Raffaele Iosa

Forse gli italiani non si sono ancora accorti di una “pazzia” che il presidente americano Trump ha vomitato in questi giorni. e che mi allarma non poco non solo per gli effetti economici ma anche culturali e civili che arrecherà all’Italia.
E’ di ieri la notizia di un messaggio perentorio e autoritario inviato alle aziende e al sistema economico italiano e del Vecchio Continente che obbliga a non applicare più programmi di inserimento lavorativo che producano equità, inclusione e rispettino le diversità. A queste aziende che volessero confermare una politica aziendale di solidarietà e valorizzazione dell’inclusione il “castigo” è di quelli alla Mengele: rottura dei contratti tra USA e Italia sulle produzioni industriali e sociali di tutti i tipi.
Ciò vuol dire, ad esempio, aziende nostre costrette a licenziare i dipendenti con disabilità assunti con la legge 68/99 (collocamento mirato obbligatorio per i disabili) per non perdere la vendita negli USA del prosecco, del parmigiano, della moda e così via. Continua a leggere

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Disabilità: enorme aumento delle certificazioni secondo l’Istat

Nel mese di marzo 2025 l’Istat ha presentato il consueto rapporto annuale sulla disabilità nella scuola.
Rispetto al 1999 il numero delle certificazioni è pressoché quadruplicato.
Il fenomeno è in continua crescita, al ritmo del 6% annuo.
Aumentano in particolare i casi di autismo e di disturbo oppositivo-provocatorio
Di questo parliamo nella video-intervista a Raffaele Iosa.

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Ma davvero l’Europa ha radici cristiane?

di Raimondo Giunta

Non ho voluto ascoltare nessun intervento di quanti hanno partecipato al raduno organizzato da un giornale, il cui editore fa buoni affari con le industrie militari, disgustato e preoccupato per gli 800 miliardi previsti per le armi, che in gran parte saranno pagate con la devastazione di quel poco che ancora esiste di stato sociale nelle nazioni europee. Non so quindi se hanno affrontato il tema delle radici cristiane dell’Europa, che di tanto in tanto viene richiamato e riproposto per designare una delle differenze più significative rispetto ad altre culture e ad altre civiltà.
Differenze in meglio per intenderci…Considerato che prima o poi verrà ripreso in vario modo anche a scuola, provo a dire qualcosa con gli strumenti a mia disposizione, chiedendomi innanzitutto se abbia ancora un senso nel terzo millennio parlare di Europa cristiana e in che cosa consista questa sua specifica connotazione.
Finora la riflessione che si è svolta su questo tema impegnativo è oscillata tra nostalgia, rifiuto e tentativi di imposizione. Alcuni ne hanno parlato come se non ci potessero essere valori senza Cristianesimo.
Se appare immotivata la riduzione della civiltà europea alla storia e ai valori del Cristianesimo, tuttavia non è ragionevole pensare che si possa cancellare ciò che ad ogni piè sospinto ci ricorda la sua continua, millenaria presenza tra gli uomini che hanno abitato la terra d’Europa. Continua a leggere

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La scuola delle tre pro

di Marco Guastavigna

Siamo venuti in possesso di un documentario professionale proattivamente proiettato alla recente fiera – che tristezza! – della didattica. Il filmato è davvero illuminante sulle dinamiche che determinano l’innovazione dell’istruzione.

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Indicazioni Nazionali: aprire il confronto

Il Forum regionale per l’educazione e la scuola del Piemonte ha approvato un interessante documento sul dibattito che si sta sviluppando sulle Indicazioni Nazionali.

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Indicazioni nazionali: elogio della resilienza e della repellenza

di Maurizio Parodi

La sola, paradossale consolazione, derivante da una profonda conoscenza del nostro sistema scolastico, è data dalla speranza che le “Nuove Indicazioni” seguano il corso delle precedenti, incomparabilmente più evolute sotto il profilo, culturale, pedagogico, didattico, ovvero che restino lettera morta, sopraffatte dalla granitica autoreferenzialità della scuola reale.

Va anche detto che di queste nuove indicazioni non vi era alcun bisogno, semmai si sarebbe dovuto cercare di rendere operative le precedenti, così come non vi è alcun bisogno di una nuova Costituzione, ma di dare piena applicazione alla vigente, giusto per fare un esempio non peregrino.

In questo caso, dunque, potrebbe essere non del tutto disdicevole la portentosa capacità, propria di un’organizzazione a “legami deboli e trascurati” (Pietro Romei), come è la nostra scuola, di neutralizzare qualsivoglia istanza di cambiamento, nel bene più che nel male, restando indefettibilmente ancorata alle logiche e alle ritualità dell’apparato burocratico.

Nondimeno, turba il richiamo a principi e valori che potremmo definire reazionari, segno di tempi bui, tenebrosi. Continua a leggere

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